Rifugio di briganti

Nel 1763 la Comunità d'Imola vende Monte Battaglia, rocca e terreni circostanti, ai conti Faella di Imola con l'obbligo di versare un livello annuale al podestà di Casola Valsenio qual capitano di Monte Battaglia. La proprietà passa poi di mano e nel 1800 perviene a Francesco Malavolti che nel 1814 vende a Carlo Ricciardelli la cui famiglie mantiene la proprietà del fondo Monte Battaglia per gran parte dell'Ottocento.

In seguito al passaggio di proprietà nelle mani dei privati, Monte Battaglia diventa, nella prima metà dell'800, un podere condotto a mezzadria. Lo si desume dalla piccola casa colonica addossata alla torre dal lato di sud est che compare in uno dei disegni del Liverani del 1847. A dire il vero, se diamo retta a L'Utile-Dulci, foglio periodico scientifico-letterario-artistico-teatrale stampato in Imola, in quell'epoca a Monte Battaglia si trovava un castellano. Nel numero XIII del 10 maggio 1843, sotto il titolo "Una passeggiata a Montebattaglia" a firma L'Utile-dulci, si legge: "... vidi il dolcissimo amico mio uscire dal forte e corrermi fra le braccia. (...) L'ottimo castellano mi condusse dentro la sua abitazione. "Qui, mi diss'egli; qui vivo solitario e felice: lunge dal consorzio degli uomini, non ne esperimento la perfidia, l'avarizia; io qui sono spettatore di una natura più meravigliosa e più pura: non veggo l'umanità quale essa è, ma la innalzo e la metto in commercio col cielo".
C'è da credere che si tratti di una figura puramente letteraria, mentre più verosimilmente la casupola ospitava la famiglia del mezzadro. In ogni caso, nel 1861 la rocca è rifugio di briganti che numerosi battono la montagna dopo l'annessione della Romagna e della Toscana al Regno di Sardegna, avvenuta nel marzo del 1860. Si tratta infatti in gran parte di ex contrabbandieri che alimentavano un fiorente commercio illegale di frumento ed altri cereali, sale, olio, tabacco e sigari tra lo Stato della Chiesa e il Granducato di Toscana. Il cui confine incrociava lo spartiacque tra il Senio ed il Santerno a non molta distanza da Monte Battaglia che, come tutta la fascia a ridosso del confine, era interessato da un'intensa attività di contrabbando che per qualcuno rappresentava l'unico mezzo di sostentamento. Un'attività illegale così diffusa che vi partecipava attivamente anche don Andrea Montanari, dal 1824 parroco di San Rufillo, parrocchia che comprende anche Monte Battaglia e per questo don Montanari era soprannominato e' pret de castlàz, il prete del castellaccio.
Il parroco di San Rufillo andò poi ad ingrossare la banda del Passatore mentre altri contrabbandieri, dopo la "perdita del lavoro" in seguito all'annessione, si diedero al brigantaggio isolatamente o in piccole bande proprio nei dintorni di Monte Battaglia. Dove il 24 agosto 1861 viene catturato il brigante Baraccucchino con un sacco pieno di barbe, parrucche e munizioni, mentre il giorno dopo la rocca viene incendiata dalla Guardia Nazionale per snidarvi un forte gruppo di banditi che vi si era asserragliato.
Monte Battaglia torna poi ad essere un piccolo fondo di proprietà della famiglia Morozzi della vicina villa di Buta di San Rufillo, con la famiglia mezzadrile che occupa la casupola addossata alla torre, il cui vano a livello del terreno viene utilizzato per ricoverarvi pecore e capre. La famiglia colonica vive con quel poco che ricava dal bosco, da un piccolo castagneto e da alcuni appezzamenti di "terreno giaroso e calanchivo" come precisano gli atti di compravendita. Per questo, quando a cavallo tra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, inizia l'esodo della popolazione contadina della montagna, Monte Battaglia è tra i primi fondi ad essere abbandonati e nell'autunno del 1941 la rocca è di nuovo deserta.

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