Meta di gitanti

Ma se Monte Battaglia era avaro con chi vi doveva vivere, era invece ricco di sorprese e di piacevolezze per gitanti ed escursionisti.  Con l'affermarsi, tra la fine dell'800 e l'inizio del '900, di un forte movimento turistico, Monte Battaglia diventa una meta molto frequentata da giovani escursionisti e gitanti provenienti dai paesi della valle del Santerno e del Senio. Una frequentazione alimentata anche dalle tante leggende, nate chissà quando, che nel passare di bocca in bocca durante le veglie invernali nelle case contadine, si erano arricchite di particolari curiosi e fantastici. Fra le tante leggende una delle più conosciute rimanda alla costruzione della torre che, si

diceva, venne innalzata utilizzando pietre del greto del Santerno che arrivavano fino alla cima del monte attraverso una lunga fila di soldati che se le passavano di mano in mano. Ma sulla cima del monte mancava l'acqua ed allora c'è chi ancora sostiene che, per impastare la calce, venissero usati tuorli ed albumi di uova. Correva anche voce che dai sotterranei della rocca di Monte Battaglia partisse un cunicolo che sbucava nel lontano convento del Corso o addirittura a Tossignano. Poi c'era anche chi raccontava che di notte, tra i ruderi del castello, si aggirasse lo spirito di Caterina Sforza e che si udissero i lamenti di coloro che erano stati brutalmente uccisi facendoli precipitare nel pozzo a rasoi. Ed anche che da qualche parte, all'interno della rocca, era sepolta una cassa piena d'oro: lo provava il gran numero di fulmini che colpivano la vetta di Monte Battaglia. Fulmini che in realtà erano attirati dalla torre che, ancora nel 1930, raggiungeva un'altezza di 16 metri.
Il grande interesse per Monte Battaglia era alimentato soprattutto dalla sua storia e dall'imponenza dei resti della rocca che nel 1916 vengono sottoposti a tutela conservativa con decreto del Ministero della Pubblica Istruzione. Un interesse arricchito dalla visione del paesaggio che si poteva cogliere dall'altura e che fin dalla prima metà dell'800 troviamo in molte descrizioni: dall'Utile-dulci nel 1843 ai versi del poeta imolese Pietro Codronchi, datati 1868, fino a quanto ha scritto Romeo Galli nel Corriere Padano del 15 gennaio 1943 sotto il titolo "Montebattaglia. Panorama indimenticabile":
Una escursione a Montebatta-glia tra il maggio e l'ottobre è sempre deliziosissima. (...) Più si sale, più la visione diventa mirabile. Le montagne sottostanti mostrano squarci olimpici in fondo ai quali luccica una lama d'acqua che, coll'erosione secolare, disgregò massi ciclopici, determinò avvallamenti e frane mostruose e mutò faccia alla natura, rendendola calanchiva e sterile da boscosa e fertile. A larghe radure erbose si avvicendano campi erborati e festonati di viti; a gruppi selvosi seguono aie soleggiate e case ridenti; a floridi vigneti sovrastano picchi erti di macigno e scabrose accidentate masse giallognole rivestite di felci nella parte ombrosa con grumoli di ginestre pendule schiaffeggiate dal vento.
Ma quando oltrepassata la sella che unisce il gigante al resto della montagna si arriva alla spianata dove sorge la torre secolare, l'occhio spazia ancora più lontano, come da una incomparabile terrazza.
Laggiù all'oriente il dolce piano ravennate e l'Adriatico: a ponente la spina dei monti che corre a morire sull'Emilia, a mezzodì selve di castagni, querceti annosi e boschi di faggi che salgono a nascondere il lago della Faggiola. Qui sotto, tra picchi emergenti già coronati di castelli e di chiese, si ammira la conca verde della Zattaglia irrorata da limpidi rivi d'acqua gelata.
E' un quadro che l'anno dopo sarà tragicamente squarciato dall'arrivo del fronte di guerra.

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