Rifugio di monaci e falsari

Appena abbandonata dagli imolesi, la rocca di Monte Battaglia diventa rifugio e fucina di una banda di falsari. Lo si e' scoperto oltre quattro secoli dopo, in seguito agli scavi archeologici effettuati nell'area cortilizia e nei vani interrati della torre nell'estate del 1983 dalla Soprintendenza Archeologica di Bologna, nell'ambito dell'intervento di restauro dell'intero complesso. Nel corso della campagna di scavi sono venuti alla luce un crogiuolo da fusione, stampi e tondelli non battuti insieme a false monete pesaresi

della prima metà del XVI secolo. E' quello un periodo di intensificazione dell'opera dei falsari, come si può desumere dai numerosi bandi, che per la loro attività sceglievano siti isolati preferibilmente sulle alture da dove si poteva avvistare per tempo l'arrivo di visitatori sgraditi e dove non destava sospetti o allarmi la rumorosità che si accompagnava alla coniazione delle monete.
Siti come Monte Battaglia e forse è proprio per questo che nel 1550 i casolani implorano il papa Giulio III di concedere la facoltà di demolire la rocca. Anche perché vi devono tenere alcune guardie che comportano un non lieve peso economico in conseguenza del quale il presidio non è costante. Come risulta nel 1563 quando i casolani di nuovo chiedono al Pontefice che venga "atterrata e distrutta la rocca di Monte Battaglia di cui non s'era mai servita la Camera Apostolica la quale non era guardata, nè abitata da persona alcuna, essendo state tratte a terra tutte le altre Rocche del Paese". Ma ancora senza esito, così che, negli ultimi decenni del '500, la rocca diventa rifugio di banditi che il Comune di Imola tenta di estirpare nel 1591, dando precisi ordini in tal senso al castellano di Monte Battaglia che, di fatto, risiede a Casola Valsenio o a Imola.
L'isolamento di Monte Battaglia non interessa solo falsari e banditi, ma anche chi cerca il silenzio ed il raccoglimento religioso, come ricorda padre Serafino Gaddoni nel volume Le chiese della diocesi d'Imola:
I frati dell'Osservanza d'Imola nel 1612 fecero pratiche presso il comune suddetto, allo scopo di ottenere questo monte come luogo di ritiro e di preghiera. Volevano consacrarlo ai misteri della redenzione, ed al proprio fondatore S. Francesco d'Assisi, nonché ribattezzarlo col nome di Monte della Pace. Sono due padri d'Imola, cioè fr. Michele Benedetti e fr. Tommaso Scossi, che inoltrano memoriali al comune e che si dichiarano pronti a recarsi sul posto per fare vita penitente con un fratello laico. Una loro istanza viene discussa in consiglio il 20 dicembre. (...) I due sacerdoti si proponevano di prendere possesso al cominciare della Quaresima del 1613, e avrebbero pensato essi alla manutenzione del fabbricato, cioè della rocca, anzi s'impegnavano di restaurarla "et indure ad una forma religiosa, devota et godibile ... ampliando alcune cose necessarie". La comunità d'Imola rimaneva proprietaria del luogo. Dopo una animata discussione fu conchiuso, quasi ad unanimità di voti "di concedere a' detti padri l'abitazione in detto luogo, ossia rocca di Montebattaglia, situata in territorio imolese, solo però vita natural durante di detti due religiosi, ed a condizione che non domandino miglioramenti per il locale".
Non si sa se e per quanto tempo i due religiosi si stabilirono effettivamente a Monte Battaglia. E' certo che nel 1640 la rocca è presidiata, seppur saltuariamente, da soldati mantenuti dal Comune di Casola Valsenio che poco dopo ottiene finalmente il permesso di demolire la fortificazione. Le cronache riportano che i casolani demolirono il forte ma probabilmente si limitarono a renderlo inservibile dal punto di vista militare, se è vero che in tre disegni dal vero tracciati da Romolo Liverani nel 1847 si può vedere ancora una gran parte delle strutture murarie. E' comunque certo che attorno alla metà del XVII secolo la rocca viene definitivamente abbandonata. E diventa una sorta di "cava di pietre", come documenta un bando emanato nel 1757 dal Cardinale Legato di Ravenna con il quale si ordina che nessuno ardisca a "portare via pietre, ferramenti, ed altro dalla Rocca o Torre" in considerazione dei danni arrecati per "essere state levate dalla medesima le Pietre, e le Chiavi, che servivano per concatenazione di detto vetusto edifizio".

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