Insieme su Monte Battaglia

Poco dopo le tre del pomeriggio la fila dei fanti americani, guidati dai partigiani, giunge alla Croce e da lì sale in cima a Monte Battaglia dove si rinnovano scene di entusiasmo, come ricorda il partigiano Mario Costa: “... scorgemmo una lunga fila di soldati con una divisa a noi sconosciuta, poi altre due file, anch’esse lunghe e, finalmente, dopo un po’ giunse una staffetta, precedendo di poco soldati in assetto di guerra, gridando che erano

americani. Fu un'esplosione di gioia che si sentì in lontananza. Gli americani furono cordiali con tutti, ci diedero delle sigarette che da tanto non si fumava. Molti di quei soldati parlavano la nostra lingua essendo figli di italiani emigrati in America". Ed in uno stentato italiano, impressionati dalla posizione dominante dell'altura e dall'imponenza e dalla robustezza dei resti dalla rocca, i fanti americani esclamano: "Senza voi, questa essere altra Cassino". Sotto la pioggia la Compagnia "G" inizia a trincerarsi sulla cima del monte, mentre le altre due si posizionano rispettivamente lungo il crinale che scende verso la Croce e tra questa casa colonica e la Canovaccia a difesa dei due versanti del crinale. Il colonnello Williamson piazza il comando del Battaglione alla Croce e quindi sale sulla vetta di Monte Battaglia da dove, con un insolito entusiasmo, comunica al comandante del Reggimento: "Accidenti! Di quassù si vede il Po!".
Le tre compagnie dei Blue Devils hanno appena completato lo schieramento difensivo con postazioni di mitragliatrici ogni dieci metri quando i tedeschi sferrano l'attacco con una manovra a tenaglia: una colonna sale dal cimitero di San Rufillo verso la Croce, mentre l'altra avanza lungo la strada della Chiesuola. Gli uomini della prima colonna si dispongono a ventaglio e proseguono guardinghi ma un fuoco notevolmente più potente di quanto si aspettavano, credendo di ritrovare solo i partigiani, li costringe a fermarsi e a trincerarsi negli anfratti del sottobosco. Anche la seconda colonna si ferma, dopo aver raggiunto l'ultima casa prima della vetta. A questo punto inizia un combattimento a distanza con colpi di mortaio e raffiche di mitragliatrice, fino a quando il calare della notte costringe le truppe germa-niche a ritirarsi tra folate di nebbia.
Il comandante del battaglione partigiano, Nicoli, approfitta della calma per sottoporre al colonnello Williamson la questione dell'inquadramento dei partigiani che intendevano avanzare insieme agli americani verso Imola. Il comandante del battaglione americano spiega che gli ordini gli impongono di assistere i partigiani e di avviarli, disarmati, verso le retrovie, ma visto il comportamento degli uomini di Nicoli e l'aiuto fornito nell'occupazione di Monte Battaglia s'impegna a parlarne con il suo comando, rinviando la decisione al giorno dopo. Nel frattempo, considerato che il raggiungimento di quella quota militare non era nelle previsioni di marcia di quella giornata, chiede ai partigiani di tenere durante la notte il settore scoperto di sinistra, tra Posseggio e il Mulino della Caspa. Dopo averne discusso con i suoi uomini Nicoli aderisce alla richiesta per dar modo agli americani di consolidare la linea tra Monte Battaglia e Monte Carnevale.
Nel frattempo, sul versante nord del monte i granatieri tedeschi, confusi e disorientati dagli scontri sostenuti e all'oscuro delle esatte identità ed entità delle forze nemiche attestate a Monte Battaglia, dispiegano un ampio rastrellamento alla ricerca di partigiani. Al Boscarello prelevano il capo famiglia, Attilio Tagliaferri di 43 anni, come ricorda la figlia Maria: "Eravamo tutti in cucina, attorno al fuoco: io, mio babbo, mia mamma, mia sorella e due fratelli. Verso le otto di sera sentiamo rumori attorno alla casa seguiti da colpi contro la porta che si spalanca lasciando entrare una marea di tedeschi. Ci trascinano fuori, nell'aia, dove avevano piazzato delle mitragliatrici e con rabbia prendono il babbo gridando: "Tu venire con noi. Insegnare strada per andare a Monte Battaglia. Se essere partigiani, fucilare, se essere americani, tu tornare con figli". E quindi lo portano via insieme a due sfollati di Casola Valsenio di 36 e 42 anni che avevano prelevato al Bosco. I tre, insieme ad un altro giovane contadino del Bongiolo, sono poi costretti a trasportare armi e munizioni per tutta la notte ed il giorno dopo vengono trucidati e sepolti in una fossa dove saranno ritrovati solo alcuni anni dopo.
Nella notte tra i 27 ed il 28 settembre i tedeschi riescono a riorganizzarsi e a rinforzare le loro file, ribaltando una gravissima situazione che durante il giorno aveva indotto Kesselring a chiedere per la seconda volta ad Hitler l'autorizzazione ad attuare il piano di ripiegamento Herbstnebel. Il 27 settembre per i comandi tedeschi è uno dei giorni più neri di tutta la campagna di guerra in Italia, come lascia intendere il diarista della X Armata germanica la sera di quel giorno: "Il nemico riesce a respingere l'ala sinistra della XIV Armata e ad avvicinarsi a 20 Km da Imola. Col ripiegamento della XIV Armata si rende necessario anche il ripiegamento della X Armata. (...) Le due armate perseguono con tutte le forze l'eliminazione della minaccia verso la Via Emilia perché la penetrazione nemica verso Imola fino alle Valli di Comacchio taglia fuori le forze tedesche all'Est".
Insomma l'esercito tedesco in Italia è alle corde, sottoposto com'è al rischio di vedere le sue truppe prese nella morsa tra la VIII Armata britannica che avanza in pianura e la V Armata statunitense che è sul punto di dilagare, chiudendo le forze germaniche nella grande sacca della pianura romagnola. Una mossa che se portata a termine, può risolvere in pochi giorni l'intera campagna d'Italia, risparmiando all'Italia sette mesi d'oppressione nazifascista. Ma perché il generale Clark non sfrutta il successo di Monte Battaglia, ma lascia i suoi uomini in attesa dei prevedibili e furiosi attacchi nemici? Perché rinuncia a sostenere la spinta vittoriosa su Imola? Il comandante della V Armata si giustificherà poi, adducendo il motivo che la strada da Firenzuola ad Imola non poteva sopportare il traffico necessario per un'avanzata in forze. Molti storici invece si rifanno a decisioni di carattere strategico politico prese ad altissimo livello. A questo proposito scrive Amedeo Monte-maggi in Monte Battaglia: Kesselring in ginocchio:
A prescindere dalle difficoltà della strada e dalle gravi perdite subite dagli americani si discute se nella decisione di Clark, più che le sue "errate" valutazioni militari abbiano contato le motivazioni politiche inerenti alla Grand Strategy del suo comandante supremo, il Presidente Roosevelt. (...) La strategia alleata contro la Germania negli anni 1944 e 1945 era stata decisa nel novembre/dicembre 1943 a Teheran, nell'incontro fra i Tre Grandi: Churchill, Roosevelt e Stalin. L'ulteriore condotta della guerra era stata praticamente imposta da Stalin su un Roosevelt consenziente ed un Churchill nettamente contrario, ma posto in minoranza. Stalin e Roosevelt condivisero l'idea che per distruggere le forze di Hitler occorreva colpirle con una mazzata decisiva in Francia. L'Italia doveva considerarsi un terreno di lotta ormai secondario: ci si sarebbe dovuti fermare a Roma o, al massimo, davanti alla Linea Gotica. Churchill invece riteneva che in Italia si sarebbe deciso il futuro dei Balcani e dell'Europa: il mare Mediterraneo era la chiave di volta di tre continenti e l'Italia costituiva un bastione fondamentale della Grand Strategy del Regno Unito. Questo contrasto politico-strategico fra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti costituiva appunto la "important divergence" che rese così sconcertante la condotta della guerra alleata in Italia ed a cui Churchill attribuì il fallimento dell'offensiva della Linea Gotica.

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