Il passaggio del Papa Giulio II

L'anno dopo la strada di crinale che passa ai piedi della rocca di Monte Battaglia è teatro, per l'intraprendenza del papa, di un avvenimento che sarà ricordato per secoli.  Deciso a marciare su Bologna, Giulio II - Giuliano della Rovere - parte da Roma il 26 agosto 1506 con un corteggio di circa tremila persone tra ecclesiastici, militari e personale di servizio, affrontando a 63 anni un viaggio faticoso e pericoloso.

Giunto a Forlì, per non piegarsi ai Veneziani che mantengono l'occupazione di Faenza e di parte della valle del Lamone, decide di raggiungere Imola attraverso le strade della montagna.
Spedito per la Via Emilia il grosso della corte, il papa prende con sé gran parte dei cardinali ed una nutrita guardia armata e prende la strada che porta a Castrocaro, Modigliana e Marradi, raggiungendo Palazzuolo la mattina del 19 ottobre. Qui fa colazione con pane, vino e pere spadone e quindi riprende il cammino salendo ai Prati Piani ed attraversando la Macchia dei Cani fino a raggiungere il crinale tra il Senio ed il Santerno tra mille difficoltà che, con scandalo del seguito, costringono il pontefice a procedere a piedi per l'impossibilità di andare a cavallo o di sedere in lettiga o sulla sedia gestatoria.
L'avanzare lungo la strada di crinale, più ampia e comoda, permette la ricomposizione del corteo papale che suscita ammirazione e stupore, come racconta Antonio Vesi nella Storia di Fontana:
Era il 19 ottobre, quando il Pontefice Giulio a cavallo sotto sembianze d'intrepido e valoroso guerriero, passando per la strada di Monte Battaglia s'incamminava alla volta di Tossignano. Vestito Egli dell'abito suo giornaliero cavalcava una mula di color bianco tutta leggiadramente fornita. Era la sella ricoperta d'oro, come d'oro erano le staffe, ed i fornimenti; dorato il morso e le redini di panno d'oro portavano scritte a grandi lettere le parole Sancta Sanctorum; un maestoso panno pur d'oro copriva il dorso della mula, e sovr'esso vedensi disposte con bell'ordine molte armi d'oro a rilievo; questo prezioso metallo insomma stava copiosamente sparso per tutto. Era il Pontefice preceduto da una Chinea riccamente addobbata, su cui posava un piccolo Tabernacolo guernito tutto d'argento; quivi entro serbavasi Cristo in Sacramento, e su esso splendea una lucerna di continuo ardente. Seguiva un Cappellano del papa, il quale a seconda dell'antico costume portava avanti una gran Croce. Facevano poi ala al pontefice venti Cardinali pure a Cavallo, ed avea seco numeroso corteggio di gentiluomini, e non poco seguito di staffieri e palafrenieri. Tenea finalmente a lui dietro parte del suo esercito composto da molti fanti e cavalli. Era cosa meravigliosa a vedere, e le popolazioni di queste contrade non avevano mirato mai un sì imponente spettacolo. Quindi i circostanti paesi erano rimasti vuoti, e la strada per dove passava il Pontefice, e le sovraposte balze piene erano di affollato popolo stupefatto.
Un altro pontefice, Clemente VII, sempre bisognoso di denaro, nel 1528 concede Monte Battaglia in feudo al conte Vincenzo Bonmercati che prende il titolo di castellano della rocca dove "tiene banco civile e rende giustizia". E' l'ultimo ruolo importante svolto dalla rocca che qualche anno dopo viene aggregata al territorio di Casola Valsenio, sotto la giurisdizione di Imola che mantiene la facoltà di nominare un proprio capitano. Ma, a causa dell'evoluzione delle armi e delle tecniche di guerra, la rocca di Monte Battaglia, come le altre rocche di montagna, perde interesse militare lasciando spazio ad un lento ma inesorabile disfacimento.
I secoli della decadenza

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