La Rocca Contesa

Quella di Monte Battaglia è una tipica rocca di montagna, funzionalmente semplice, con scopi puramente militari che presenta un imponente maschio quadrangolare addossato, sul lato nord, ad una cortina muraria che corre lungo il ciglio dell'altura. E' un complesso difensivo realizzato con l'uso della pietra locale per l'alloggio di alcune decine di armati che permette ai Cam-palmonte di mantenerne il possesso fino al 1390, quando cade in mano ai Bolognesi che l'assaltano convinti che vi trovassero rifugio banditi e fuoriusciti della città felsinea, come riporta Giovanni da Pedrino: "I bolognixe tolseno Monte Battaglia del tereno d'Imola el quale più tenpo aveano el ditto castello bataglado multi mixe. I figlioli de Sandro da
Canpalmonte che era signuri de quello, erano andadi al soldo di bolognixe".
Cinquecento guastatori bolognesi guidati da Ugolino di Boccadiferro atterrano le strutture difensive della rocca che due anni dopo entra in possesso degli Alidosi di Castel del Rio che la rimettono in sesto. Risalgono molto probabilmente a tale periodo le strutture murarie più antiche tuttora visibili, che rimandano ad una rocca con una cinta muraria rettangolare con il lato maggiore lungo poco più di 30 metri e quello corto di circa 12 metri. Con all'estremità nord, una torre quadrangolare di circa sei metri di lato e con un'altezza pre-sumibilmente attorno ai 18 metri.
Gli Alidosi tengono la rocca fino al 1427, quando passa ad Alessandro Buonmercati e quindi alla Santa Sede. Nel 1435 se ne impadroniscono i Manfredi di Faenza che, a parte una breve parentesi, ne mantengono il possesso con Taddeo che la tiene per sé quando, dieci anni dopo, diventa signore di Imola. Nel 1448 egli irrobustisce ulteriormente la rocca, restaurando le cortine con bastioni d'angolo ed aggiungendo alla torre un cassero a losanga. Nel 1462 però gli viene sottratta con uno stratagemma dallo zio Astorgio, signore di Faenza. Ecco come lo storico brisighellese Antonio Metelli ricorda il fatto nella sua monumentale Storia di Brisighella e Val D'Amone:
Teneva Astorgio II ai suoi stipendi in qualità di Connestabile uno spagnolo di nome Alfonso il quale era uomo molto ardito nei pericoli ed assai valente nelle armi. A questi comandò abbandonasse, sull'imbrunire, la città di Faenza e con un buon nerbo di armati andasse sotto la rocca di Monte Battaglia e recassela in suo potere. Lo spagnolo ubbidì.
Era già alta la notte, quando arrivatovi, senza essere sentito dalla scolta, appié della murata ed appoggiatevi le scale, la valicava.
Il castellano, di nulla sospettando, stava placidamente dormendo con la moglie e i suoi figli fuori della torre maestra e destatosi al trambusto tutto trasognato com'era, non poteva addursi a credere di essere già prigioniero. Ma la sua donna, fuggitasene chetamente di letto, mentre gli assalitori erano tutti intenti attorno al marito, tra nuda e vestita, corse a richiudersi nel mastio e fatto prestamente tirare a sé il ponte levatoio, con femminile astuzia vinse il vigore e la destrezza degli uomini i quali accortisi dell'accaduto, posto fuoco al ponte non cessavano di stimolarla alla resa, finché trovandola costante nella ripulsa (...) si volsero alle minacce e fatti venire al suo cospetto il marito ed i figli, mostravano di tor loro, col laccio, la vita. La misera donna mal reggendo all'aspetto dei suoi cari, né volendo, con la perdita di essi comprare la vittoria si diede vinta e rese la fortezza.
Non appena aggiornò, gli abitanti tutti di quei luoghi che ubbidivano a Taddeo, vedendo l'insegna di Astorgio sventolare sul torrione di Monte Battaglia, stupiti ma non incerti sul grave caso, non tardarono a voltarsi alle parti del vincitore e l'uno dopo l'altro i castelli di Casola, Baffadi, Stifonti e Fontana Moneta mandarono loro inviati a giurare fedeltà e soggezione.
La Santa Sede interviene ed impone ad Astorgio Manfredi di restituire la rocca al nipote Taddeo dal quale, nel 1477, passa a Galeotto Manfredi e poi a Girolamo Riario e quindi, in seguito alla morte di questi nel 1488, alla vedova Caterina Sforza, signora di Forlì ed Imola. La quale, per far fronte al crescente aumento di potenza delle bocche da fuoco, incarica tal Bruchello, maestro da muro, di perfezionare le fortificazioni della rocca di Monte Battaglia e di proteggere il lato di nord est della torre, ritenuto il più debole, con un poderoso bastione triangolare, in parte ancora esistente. Il rafforzamento della rocca non basta però a fermare Cesare Borgia - il Valentino - che nel 1502 conquista la Romagna e con essa la rocca di Monte Battaglia. Appena due anni dopo cade sotto il dominio dei Veneziani che da Ravenna e Cervia occupano punti strategici dell'entroterra romagnolo, approfittando della carcerazione del Valentino ad opera del papa Giulio II. Il quale richiede insistentemente alla Serenissima la restituzione alla Santa Sede delle terre romagnole occupate; restituzione che avviene, seppur in parte, nel 1505. Tra i luoghi dell'Imolese che rientrano sotto il potere della Chiesa c'è anche Monte Battaglia, dove, il 20 marzo, il patrizio veneto Domenico Malipiero consegna la rocca al commissario pontificio Giovanni Teodoli che designa come castellano l'imolese Alessandro Dal Pero.

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