La giornata di studi

L'istituzione del cimitero simbolico e la collocazione della lapide partigiana non fermano però il degrado della torre, ancora di proprietà privata, come testimonia l'appello che rivolge sulle pagine del Resto del Carlino del 17 aprile 1968 l'ispettore onorario della Soprintendenza ai Monumenti di Ravenna, Antonio Corbara che nel 1931 aveva schedato e fotografato i resti della rocca di Monte Battaglia:Voglio intervenire in favore di quello straordinario monumento

naturale, panoramico, monumentale, storico, e, infine, sentimentale (in tal senso mi sembra uno dei massimi della Romagna) che è Monte Battaglia. (...) La torre impavida e stupenda, benché ora molto degradata rispetto allo stato prebellico e ciò a causa dei memorabili eventi di guerra che si svolsero lassù in anni vicini, coincidendo con la memoria del nome lontano, costituisce tuttora un baluardo (ormai rarissimo in Romagna) di eccezionale bellezza ed importanza, coi ricordi che esso comporta di antichi eventi legati alle signorie dei Manfredi e di Caterina Sforza; e altrimenti alle note frizioni di potere tra Faenza ed Imola. Le fasi antiche della costruzione risultano evidenti e in modo parlante nella differenza tra la parte, cristallina, in conci di arenaria perfettamente connessi e il bastione in cotto appoggiato a nord quando prevalse l'artiglieria a sparo. Non si tratta di un restauro costoso che chiedo, e nemmeno di un rafforzamento integrale; ma un semplice rafforzamento dei punti critici di frana sui cantonali, in modo da evitare l'altrimenti inevitabile aggravamento dei danni, cioè il non lontano crollo totale. Nel frattempo, a Casola Valsenio, si costituisce un comitato per la sistemazione del settore paesistico di Monte Battaglia grazie all'iniziativa di Augusto Rinaldi Ceroni, che alla sua attività di botanico e preside della Scuola Media affianca interventi per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio storico ed ambientale. E dalla costituzione di tale comitato Antonio Corbara prende spunto per rivolgere un altro appello pubblico tramite il settimanale Il Diario del 21 febbraio 1970, spiegando che il mancato restauro della torre di Monte Battaglia vanificherebbe ogni intervento di sistemazione e valorizzazione di quell'area. Accomunando impropriamente il cimitero simbolico e la lapide del Decennale scrive: La torre fu trasformata in monumento pubblico di incommensurabile altezza morale, e tale da non far dormire l'animo della Resistenza Italiana, sistemandovi accanto una scalea in pietra munita di una cortina di cipressi, con a capo una epigrafe commemorativa. Da allora nemmeno l'ombra di una manutenzione e di una qualsiasi difesa dagli insulti degli ignoranti o dei teppisti. Rovesciate le gradinate, offese ed abbandonate le alberature ridotte a sparuti avanzi, oltraggiata la lapide da ignobili scritte. Ma ancora peggio: la torre stessa è in pieno sfacelo ad onta della sua robusta struttura, coi cantonali pur ben connessi che, per pochi conci rollanti, ogni giorno di più stanno per precipitare in blocco. (...) Si cominci dunque a fare qualcosa, prima che ogni intervento resti inutile e il danno diventi ingente. Da popolo moderno e civile si continui poi, anno dopo anno, nella nobile impresa di ricostruzione e di conservazione ambientale della suggestiva zona, nel senso indicato dai cittadini guidati dal prof. Rinaldi Ceroni. Ed Augusto Rinaldi Ceroni aderisce all'appello di Corbara ed il 21 luglio 1973 organizza a Casola Valsenio, in collaborazione con il Comune e la Pro Loco di Casola Valsenio e l'adesione dei comuni delle valli del Senio e del Santerno,  una Giornata di Studi su "La Rocca di Monte Battaglia" al fine di divulgarne la storia e l'importanza insieme alla necessità di un intervento. La giornata, che viene celebrata con uno speciale annullo postale, si apre con l'inaugurazione di una mostra allestita nella Scuola Media che racconta i mille anni di storia di Monte Battaglia attraverso documenti, fotografie, carte geografiche, opuscoli e giornali, libri e xilografie. Poi il convegno, preceduto dagli interventi di Rinaldi Ceroni e del sindaco di Casola Valsenio, Amleto Rossini. Prende poi la parola Giuseppe Pittàno che legge la relazione, già citata, di Gina Fasoli dell'Università di Bologna su "Monte Battaglia: ricerche su un toponimo". Quindi Luciano Bergonzini, storico della Resistenza, parla dei combattimenti di Monte Battaglia e dell'incontro con gli americani, eventi ai quali aveva preso parte come aggregato al comando del battaglione partigiano della 36^ Brigata Garibaldi. Il tema resistenziale è ampliato da Luciano Casali dell'Università di Bologna, il quale, nella relazione "Monte Battaglia nella seconda guerra mondiale" analizza il contributo dato alla lotta partigiana dagli abitanti della zona, mettendo in evidenza il fatto nuovo nella storia d'Italia rappresentato dall'irrompere sulla scena come protagonisti di quelle categorie - operai e contadini - che la storia precedente aveva largamente emarginato. Interviene quindi il professor Sanzio Bombardini che ricorda il passaggio di Papa Giulio II, mentre Alfredo Morozzi, preside a Parma ma cresciuto a San Rufillo nella famiglia proprietaria di Monte Battaglia, illustra il sito dal punto di vista folkloristico, spaziando da fosche leggende a suggestivi scorci paesaggistici.  Infine Anna Maria Iannucci della Soprintendenza ai Monumenti di Ravenna presenta la relazione curata dal soprintendente Luigi Pavan ed impostata sulla necessità di un restauro conservativo della rocca come bene culturale inteso come patrimonio della collettività.  Un'operazione rigorosamente scientifica e

storica, trattandosi di uno di quegli importanti segni lasciati dall'uomo che contribuiscono a storicizzare le esperienze, favorendo la formazione della cultura. Quella cultura che non guarda al castello solo come simbolo di una potenza ma come elemento di un territorio inteso come museo vivo di continua finalità didattica. Per cui il processo di restauro non deve essere considerato un fittizio recupero di un passato oramai morto ma piuttosto la trasformazione del monumento in bene culturale. Ed attorno a quest'ultimo intervento si sviluppa il dibattito al quale partecipano studiosi ed amministratori pubblici delle due vallate e centrato sulle ipotesi di restauro della torre, da tutti valutato necessario ed urgente,   accompagnato dalla costituzione di un parco naturale volto a salvaguardare e valorizzare le caratteristiche geologiche e forestali della zona. 

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