Una Lapide per i Tedeschi

Nel corso degli incontri con il sindaco Tronconi, l'addetto militare inglese W. Jefferson auspica che, come riporta Il  Messaggero dell'8 giugno 1990, pure i tedeschi possano onorare e ricordare i loro caduti che furono ancor più numerosi.  In modo analogo si erano già espressi, seppur non ufficialmente, anche gli americani in occasione della cerimonia del 1988 e dello stesso parere si dichiara anche il segretario dell'ANPI di Casola Valsenio, Aurelio Ricciardelli. Anche l'Amministrazione Comunale non è contraria alla presenza di

una lapide tedesca, ma non può essere il Comune di Casola Valsenio a prendere l'iniziativa essendo "parte offesa" per le sofferenze, le vittime e i danni materiali provocati dalla occupazione nazista e dalla guerra voluta da Hitler e Mussolini. Come attesta la motivazione che accompagnava la Croce al Valor Militare concessa nel 1985 dal Presidente della Repubblica al Comune di Casola Valsenio: "Vivaio di fieri cittadini animati da profondo amor patrio ed ardente desiderio di libertà, coraggiosamente sostenne e alimentò la lotta contro il nemico oppressore. Sopportò, con fermezza, sacrifici e distruzioni offrendo alla causa della Resistenza dolori, sangue e lutti". Secondo i dati riportati da Amilcare Mattioli e Giuseppe Sangiorgi nel volume La Resistenza sui monti di Casola i casolani che hanno perso al vita nel corso della seconda guerra mondiale su una popolazione di quasi seimila abitanti sono stati 183. Tra i quali sei partigiani caduti in combattimento, nove partigiani e dieci civili fucilati dai nazifascisti, 55 civili deceduti per bombardamenti arerei o colpi di artiglieria angloamericana e tedesca, 39 civili morti per residuati bellici o mine tedesche. I tedeschi in ritirata avevano distrutto il municipio, le scuole e molti ponti ed avevano minato circa 60 ettari di terreno, in gran parte campi e strade. Inoltre su 1.750 capi di bestiame razziati durante il passaggio del fronte nel territorio di Casola Valsenio i tedeschi si erano impadroniti, quasi sempre con la forza delle armi, di ben 163 buoi, 182 vacche, 230 vitelli, 355 pecore e capre, 627 maiali e 28 cavalli. Animali che costituivano spesso l'unica ricchezza delle famiglie contadine ed una preziosa fonte di sostentamento per loro e per gli sfollati. L'impasse provocata da una parte dall'inopportunità di un'iniziativa che parta dal Comune di Casola Valsenio e dall'altra dal timore dei tedeschi di un rifiuto che chiuderebbe per sempre la possibilità di onorare con una lapide i loro caduti, viene superata in modo imprevedibile grazie ad un incontro  avvenuto in un pomeriggio di inizio estate del 1996. Come ricorda Aurelio Ricciardelli, segretario dell'ANPI di Casola Valsenio: Avevo saputo che un pullman di tedeschi era diretto a Monte Battaglia e poiché era la prima volta che un gruppo organizzato della Germania visitava i luoghi della battaglia ero interessato a conoscerne le motivazioni e le intenzioni. Mentre salivo incrociai il pullman che scendeva e ad un cenno si fermò. Ne scese il capo delegazione, Otto Zissner al quale mi presentai come custode dell'area monumentale e come partigiano della 36^Brigata Garibaldi. La prima cosa che disse Zissner fu che non erano nazisti ma veterani della 305^ Infanteriedivision della Wehrmacht che avevano combattuto a Monte Battaglia, dove il loro reggimento, il 577° aveva perso ben 250 uomini tra morti e dispersi nel tentativo di conquistare il monte sul quale solo ora erano riusciti salire. Superato l'imbarazzo iniziale spiegai che ora quel monte e il monumento rappresentavano un simbolo di pace e di fratellanza nel ricordo di tutti i caduti. L'incontro si conclude con grande cordialità, a tal punto che in seguito nascerà una solida amicizia tra Ricciardelli e il capo delegazione tedesca, Otto Zissner. Il quale rassicurato della mancanza di animosità o rancori nei loro confronti, nel novembre dello stesso anno chiede al Comune di Casola Valsenio di poter apporre a Monte Battaglia una lapide con la scritta: "305 INF. DIV/ 577 RGT/ AI NOSTRI CAMERATI CADUTI E AGLI AVVERSARI DI ALLORA/ IN RICORDO". Il Comune di Casola Valsenio asseconda la richiesta ed il sindaco Marino Fiorentini, che guida una giunta di sinistra, chiede il consenso ufficiale all'ambasciata britannica e ai reduci della 88^ Divisione USA che aderiscono prontamente. Anche i parenti delle vittime civili non sollevano questioni. Per quanto riguarda l'ANPI c'è l'adesione totale da parte della sezione di Casola Valsenio come pure quella di Imola, se pur con qualche perplessità, mentre da Ravenna fanno sapere di essere nettamente contrari.  Una parola risolutiva viene dallo storico della Resistenza e partigiano, Luciano Bergonzini, il quale, interpellato dal Comune di Casola Valsenio, valuta il testo proposto dai tedeschi "molto onesto" nel senso che, ricordare anche gli avversari caduti, significa in qualche modo riconoscere la responsabilità storica del nazismo per le vittime provocate sia tra le file tedesche che degli avversari. La lapide in bronzo viene collocata alla base della parete est dello sperone che guarda sull'area monumentale e viene inaugurata con una cerimonia che si svolge il 23 maggio 1998 alla presenza di una trentina di ex soldati della Wehrmacht, una decina dei quali aveva combattuto a Monte Battaglia.  Sono presenti, se pur in forma non ufficiale, il sindaco di Casola Valsenio,  il vice sindaco di Fontanelice, ed il segretario dell'ANPI casolana, Aurelio Ricciardelli, ai quali i reduci tedeschi rivolgono commossi ringraziamenti per aver autorizzato, come poche volte è avvenuto in Italia, la collocazione di una lapide a ricordo dei caduti germanici. Un segno ed un simbolo che non li costringerà più a recarsi a Monte Battaglia in modo riservato ed anche un po' timoroso come rivelano Theo Hilsenbeck, che era tornato sul monte nel 1976 e Konrad Schmidtlein, capitano durante la guerra, tornato nel 1951 per rivedere i luoghi dove aveva perso molti dei suoi uomini.

L'incontro, che si sviluppa seguendo il filo della cordialità e dei ricordi cancella anche la zona d'ombra entro la quale per mezzo secolo erano finiti i soldati germanici, genericamente definiti "i tedeschi". Ora hanno un viso, hanno nome e cognome, hanno ricordi capaci di ricostruire la storia "dall'altra parte", fino ad ora pressoché sconosciuta. Ricordano come nell'autunno del 1944 molti non combattessero più per il Führer, né per il nazionalsocialismo; lo facevano per non finire impiccati come disertori o spinti dalla minaccia alleata oramai incombente sulla Germania e sulle loro famiglie. Erano esausti dalla fame, dalla sete, dalla stanchezza, dalla preoccupazione per i loro cari e dalla naturale paura per loro vita. Una sfiducia accentuata dai volantini lanciati dagli alleati tra le file dei tedeschi per indurli alla resa. Lo documenta un volantino lanciato nel settore di Casola Valsenio nell'autunno del 1944 e conservato presso il Centro di Documentazione sulla Guerra di Liberazione, che ammonisce: "Morire per Hitler o vivere per la Patria?" ed elenca i vantaggi della prigionia a fronte dei disagi e dei rischi che li aspettavano nelle zone di operazioni, compresa "una modesta tomba sui monti italiani". I reduci tedeschi ora sono uomini e non ciechi strumenti di guerra, come apparivano nel ricordo comune, fermo all'autunno del 1944. Come svela un reduce tedesco, appena diciottenne nel 1944, il quale, affacciandosi da un'apertura della torre che permette la visione del paesaggio collinare, esclama: "Come é bello questo posto senza la guerra!". Seguito da Otto Zissner che commenta: "Un posto che ora é un luogo amico, dove tornare in pace per ricordare tanti giovani morti inutilmente". Ed appena tornato in Germania, scrive a Ricciardelli: "I miei compagni sono rimasti impressionati dal modo in cui Monte Battaglia è curato e sono dell'idea che questo monumento debba essere conservato come ammonimento per i giovani e per le generazioni future. I contrasti militari non si originano dal popolo ma dai politici che credono di poter raggiungere i loro obiettivi tramite la guerra facendola pagare al popolo, come la storia ci dimostra".Sono sentimenti che oramai accomunano quanti combatterono a Monte Battaglia e quando, nel 2000, le tre lapidi in arenaria sono sostituite con altrettante in bronzo, il testo che ricorda i partigiani viene così modificato:

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