Luogo di pace e riconciliazione

Monte Battaglia da simbolo della pace diventa anche luogo di rappacificazione formale quando, nell'estate del 2001, i tedeschi scrivono al nuovo sindaco di Casola Valsenio, Giorgio Sagrini: L'Associazione Veterani di guerra della 305^ Divisione di fanteria tedesca di stanza a Monte Battaglia nel 1944 intrattiene da tempo rapporti amichevoli con i reduci di guerra inglesi contro i quali noi combattemmo allora in quel tratto di Appennino.

Ora la nostra intenzione comune è di ritrovarci ancora una volta in quei luoghi di grande sofferenza, dai quali molti soldati degli opposti schieramenti non fecero più ritorno alla loro Patria e alle loro famiglie. Siamo molto contenti di poter organizzare questa cerimonia di riconciliazione, considerato che a distanza di 57 anni dal termine del conflitto non esiste ancora un trattato di pace tra i Paesi allora belligeranti.  Chiediamo pertanto l'autorizzazione per la cerimonia e l'installazione di una nuova targa. L'autorizzazione è immediatamente concessa ed il due ottobre 2001 avviene l'incontro tra i reduci delle Guardie Gallesi e della 305^ Divisione germanica. Prima a Casola Valsenio in un clima di grande cordialità che lascia spazio alla commozione e agli abbracci quando i due gruppi, insieme al sindaco Sagrini salgono a Monte Battaglia dove, sotto la lapide tedesca, ne collocano un'altra bilingue con la scritta: "1944 NEMICI - OGGI AMICI 2001/ SUL CAMPO DI ALLORA/ I REDUCI RICONCILIATI".  E sulla cima del monte, gli uni indicano agli altri le postazioni che occupavano nell'ottobre del 1944 e che furono la tomba per tanti giovani. Come il fante americano Harry Castilloux, i cui resti erano stati trovati qualche anno prima sotto una ginestra, una trentina di metri dalla sommità del monte, da Renzo Grandi, un ricercatore di reperti bellici. I resti erano stati portati alla luce nell'ottobre del 1998 alla presenza del colonnello Ronald Grosso dell'American Battle Monuments Commission, del sindaco di Casola Valsenio, Marino Fiorentini e di altre autorità: oltre alle ossa furono recuperati la piastrina, l'elmetto, scatolame, una bottiglietta di liquido per depurare l'acqua, alcune monete, un braccialetto, due anelli e brandelli di un portafogli con impressa nella plastica l'immagine di una ragazza. "Per i familiari - aveva detto il colonnello Grosso - il ritrovamento dei resti di Harry Castilloux  rappresenterà certo un momento di dolore, ma anche di grande consolazione nel poter finalmente pregare o deporre un fiore sulla sua tomba del loro congiunto caduto così lontano".  Familiari che vengono ritrovati nel 2003 da Renzo Grandi, insieme ad un amico, ad Hazel Park, sobborgo di Detroit ed ai quali vengono riconsegnati gli effetti personali di Harry.   Che, racconta la sorella Rita, era nato il 24 settembre 1920 e a 21 anni era entrato come tornitore alla Ford. L'azienda fece di tutto per rimandarne la partenza ma fu lui stesso a decidere di arruolarsi nel gennaio del 1944, entrando nella 88^ Divisione Blue Devils, allora di stanza a Livorno. Entrò in linea il 24 settembre, giorno del suo compleanno, e fu visto l'ultima volta nel pomeriggio del 4 ottobre 1944 infilarsi nella buca che si era scavato nel fianco di Monte Battaglia. La storia di Harry Castilloux diventa così il simbolo del sacrificio dei tanti soldati americani caduti per restituirci la libertà.  Finendo, con i loro sogni e le loro speranze, dentro una "tana di volpe" sulla quale, emblematicamente, è nata poi una ginestra.

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