Il Monumento alla Resistenza

Il ritrovamento dei resti dei caduti delinea in modo sempre più netto l'immagine bifronte di Monte Battaglia giunta fino a noi: importante sito medievale e famoso obiettivo della seconda guerra mondiale, caro alla memoria resistenziale. E se il primo aspetto viene testimoniato ed esaltato con i lavori di restauro; per celebrare e ricordare il secondo aspetto nel 1985 le amministrazioni comunali di Casola Valsenio e di Fontanelice, comune confinante che affianca quello di Casola Valsenio per tutte le iniziative riguardanti Monte Battaglia, indicono un concorso per la realizzazione di un monumento alla Resistenza. Il quale, si legge nelle motivazioni, rievochi simbolicamente il luogo quale rifugio di uno dei primi gruppi partigiani e quindi campo di battaglia che vide di fronte in uno dei più cruenti combattimenti della campagna d'Italia i tedeschi da una parte e dall'altra i partigiani della 36^Brigata Garibaldi,  i fanti americani della 88^ Divisione USA e la I Brigata Guardie britannica. Combattimenti che rivestirono anche un'importanza politica in quanto costituiscono una delle rarissime occasioni in cui partigiani ed alleati combatterono fianco a fianco contro il nemico. La notizia della volontà di erigere un monumento alla Resistenza giunge anche ai reduci americani che la divulgano e commentano nell'articolo "Un monumento per (Monte) Battaglia?", apparso sul numero di novembre del Blue Devil, bollettino della 88th Infantry Division Association: "John Tucei, il nostro corrispondente da Roma, ha notato che Monte Battaglia sta diventando un caso nazionale. Sembra che ognuno scriva, commenti e parli della battaglia. Ora il comune di Casola Valsenio, ove si trova Monte Battaglia, sta progettando un monumento per l'anno prossimo da dedicare all'anniversario della battaglia e vorrebbero la presenza del maggior numero possibile di uomini della 88^". Nel numero successivo del Blue Devil - febbraio 1986 - compare un altro articolo sotto il titolo "Il monumento di (Monte) Battaglia va avanti": (...) E' stato riportato che hanno operato il restauro dell'antica rocca sulla cima del monte e piazzato una targa in memoria dei Partigiani; presumibilmente il gruppo di Partigiani che si trovavano là quando arrivarono gli uomini del 350° (Reggimento), ma che se ne erano andati prima del contrattacco iniziale. Ferruccio Montevecchi (lo storico imolese consulente del Comune di Casola Valsenio ed in contatto con John Tucei) ha raccolto materiale sulla nostra Divisione negli ultimi venti anni e vorrebbe piazzare una targa della 88^ a Monte Battaglia. Gli ufficiali dell'Associazione continueranno a raccogliere informazioni su ciò che succede e discuteranno il problema nel loro prossimo raduno a Kansas City. Al tempo stesso bisogna sottolineare quanto sia stata efficiente la reazione dell'Associazione di fronte alla possibilità che qualcosa di così importante per noi potesse essere accantonato. Nel giro di un mese, avevamo aperto tre o quattro linee di comunicazione con l'Italia su questo problema. Ma la questione si incrina e scoppia un vero e proprio caso storico politico, come riporta il bollettino dei reduci nel numero di maggio del 1986, sotto il titolo: "Battaglia: la nostra vittoria rubata?": Abbiamo la copia di un concordato tra i molti Comuni e città nell'area di Monte Battaglia negli Appennini, che riporta un programma di ricostruzione del "castello" sul monte e la collocazione di una lapide in memoria dei Partigiani. L'accordo afferma che "Dal 27 settembre all'11 ottobre 1944, un battaglione della 36^Brigata (Partigiani), truppe della V Armata USA e soldati inglesi della VIII Armata, combatterono, sotto incessante bombardamento, per la conquista e la difesa di Monte Battaglia" Poi continua sostenendo che ciò fu importante perché era una delle rare volte che Partigiani ed Alleati combatterono assieme contro il nemico. Tutti i memoriali che abbiamo concordano nell'affermare che sul monte, il primo giorno, c'erano i partigiani ed alcuni di loro guidarono i nostri uomini sulla cima. Non si ha menzione di nessun altro, se non gli uomini del 350°, che stettero sulla collina da prima del contrattacco iniziale fino a quando noi non fummo spostati. (...) Abbiamo contatti in Italia - nostri connazionali e amici italiani - i quali, con documenti autentici potrebbero correggere i memoriali. Abbiamo già inviato la storia del Reggimento e dei memoriali autentici dell'Archivio nazionale. Vorremmo ascoltare chiunque abbia presenziato all'avvenimento, specialmente quelli che erano là il primo giorno, per poter sentire da loro tutto quel che è accaduto tra i Partigiani presenti. Ciò non farebbe che indebolire la nostra posizione se intervenissimo senza sapere da che parte stiamo. Neppure vogliamo peggiorare la nostra situazione passando per presuntuosi. Questo progetto è agli albori e pochi o molti italiani potrebbero gradire l'idea di onorare l'88^, come noi. E stiamo toccando con mano questa solidarietà. Vista la presa di posizione dei reduci americani il primo settembre 1986 il sindaco di Casola Valsenio, Gianpaolo Sbarzaglia, scrive al direttore del Blue Devil: Non è certo nostra intenzione disconoscere quanto appartiene alla storia e cioè che la vittoria a Monte Battaglia si deve unicamente alle forze armate statunitensi ed in particolare al 350° Reggimento della 88^ Divisione.  La collocazione del monumento alla Resistenza a Monte Battaglia non nasce solo dagli avvenimenti militari verificatisi in quel luogo, anche se non si può dimenticare che i primi attacchi furono sostenuti quando il monte era ancora occupato dai partigiani. E l'aver combattuto fianco a fianco, partigiani e soldati americani, rappresenta, secondo gli storici, un avvenimento di grande interesse politico oltre che militare. La sede del monumento è stata individuata a Monte Battaglia anche perché si trova al centro del territorio di operazione della 36^Brigata Garibaldi ed è una località da tutti conosciuta e visibile dalla pianura romagnola. Ed inoltre, avendo restaurato i resti della rocca e della torre e realizzato comode strade di collegamento, la località sarà meta di numerose visite. E per dare forza alle sue parole, il sindaco di Casola Valsenio allega la cronaca degli avvenimenti del settembre 1944 curata da Ferruccio Montevecchi e comunica che il bozzetto del monumento alla Resistenza scelto dalla commissione rappresenta un tema biblico, il combattimento tra Davide e Golia senza alcuna iscrizione, per cui allarga il suo potere evocativo e celebrativo a quanti contribuirono all'avanzata vittoriosa lungo la penisola e alla liberazione dal nazifascismo. Il progetto del monumento, presentato dallo scultore faentino Aldo Rontini, propone infatti in forma figurativa il mito di Davide che sconfigge il gigante Golia. Il bassorilievo raffigura un giovane coricato che ha infranto la testa mostruosa e gigantesca del nemico. Tra i due, i simboli della lotta - la lancia e lo scudo - a testimoniare il conflitto ormai concluso e vinto dall'impeto che scaturisce da un ideale di libertà e riesce ad abbattere le forze della repressione. Vale a dire la vittoria del movimento partigiano sul nazifascismo e, in senso più generale, della ragione e della civiltà sulla sopraffazione. Il monumento ricorda anche le forze alleate avendo la punta della lancia orientata a nord e quindi collimante con la direzione dell'avanzata degli anglo-americani che doveva portare al cuore della Germania e alla vittoria.  Alla fine di ottobre del 1986 il direttore del Blue Devil, Claude  Waters, scrive al sindaco di Casola Valsenio e spiega: "La Compagnia 'G' del 350° Reggimento di Fanteria, guidata dal capitano Robert Roeder, fu l'unità che inizialmente combatté  assieme ai Partigiani per occupare la montagna, ma tale collaborazione fu interrotta qualche giorno dopo quando la Compagnia 'G' cessò di esistere. Dopo che gli ultimi feriti furono evacuati dall'altura e il capitano Roeder cadde ucciso davanti alla porta della torre, non vi era più nessuno tra gli Americani che sapesse quanto i Partigiani erano stati di aiuto". Ma non è solo questo il motivo per cui il ruolo dei partigiani era rimasto pressoché sconosciuto negli Stati Uniti. Ci fu infatti anche un intervento censorio, come rivela John P. Delaney in The Blue Devils on Italy: "A dire la verità, benché i censori proibissero sul momento la notizia, truppe partigiane italiane furono le prime ad occupare Monte Battaglia, mantenendolo fino all'arrivo delle forze americane". Ed é stato solo nel 1999 che la Central Intelligence Agency (CIA) ha pubblicato nel suo sito la relazione dell'agente segreto Peter Tompkins sul ruolo svolto dai partigiani a Monte Battaglia, relazione riportata dal Blue Devil nel numero di luglio 2001. Chiarita e spiegata l'incomprensione riguardo alla presenza dei partigiani, Waters aggiunge nella sua lettera al sindaco Sbarzaglia: E' una fortuna che gli avvenimenti abbiano unito la gente dell'Italia e quella degli Stati Uniti in una comune commemorazione dei terribili giorni di Monte Battaglia. I Partigiani e tutti gli uomini delle forze alleate che combatterono in Italia sono stati dimenticati dalla storia. Suppongo che questo sia naturale, visto che il nostro compito non fu tanto drammatico come quello che impegnò le Armate in Francia e in Russia. Quelli che come noi combatterono possono dirsi orgogliosi di quello che fecero e a noi ciò basta, ma altrettanto non potranno dire tanti di quei giovani uomini che morirono. Molti dei giovani di questo Paese, e tanti in Italia, sanno molto poco su quanto costò per assicurare loro la libertà di cui oggi godono. E' appunto per loro, e per le generazioni a venire, che dovremmo imprimere un motto che dica: "Qui, in questo luogo, morirono per Voi altri giovani". Nessuno dei nostri uomini ha mai dimenticato i luoghi italiani ove essi combatterono e, specialmente, Monte Battaglia. In occasione dei nostri cinque viaggi in gruppo, molti noleggiarono le auto per percorrere la strada da Firenze a Castel del Rio e fin su a Monte Battaglia. Questi erano uomini provenienti da tutte le unità combattenti, per i quali Monte Battaglia è divenuto il simbolo di quei 5.000 (soldati) che l'88^ Divisione di Fanteria perse tra Monte La Fine e Monte Grande. Ed è appunto per quel sentimento che l'Associazione mi ha autorizzato a verificare se fosse possibile ottenere il permesso di collocare sui ruderi della torre, una targa di bronzo o di travertino avente un'iscrizione bilingue. La Soprintendenza però vieta di apporre targhe o lapidi sulla torre, così che viene concordato di collocare due lastre in arenaria con iscrizione in italiano ed inglese nell'area monumentale. L'una porta l'iscrizione che compariva nella lapide apposta dai partigiani della 36^nel 1954 e l'altra ricorda i caduti americani:

TO THE MEN OF THE 350th INFANTRY REGIMENT
88th INFANTRY DIVISION U.S. ARMY
SU QUESTA MONTAGNA
DAL 27 SETTEMBRE AL 5 OTTOBRE 1944
GLI UOMINI DI QUESTO REGGIMENTO
COMBATTENDO SPESSO ANCHE A CORPO A CORPO
SI OPPOSERO A RIPETUTI E FEROCI ATTACCHI
DI OGNI UNITÀ CHE IL NEMICO POTÈ RADUNARE;
OLTRE UN MIGLIAIO DI QUESTI UOMINI,
QUASI L'INTERA FORZA IMPIEGATA,
FURONO UCCISI O FERITI
NEL VITTORIOSO SFORZO DI NON CEDERE
QUESTO AVAMPOSTO A DIFESA
DEL FIANCO DESTRO DELLA QUINTA ARMATA

Le due lapidi trovano spazio nel piano sottostante la torre sul lato nord della torre, a fianco del monumento in bronzo di Aldo Rontini che si sviluppa in diagonale in un riquadro di metri 5x5 , elevandosi leggermente dal piano per non modificare il profilo dell'altura. Un monumento che, una volta collocato, oltre a proporre i simbolismi già indicati, solleva nel visitatore quei sentimenti di pietà per i caduti e di orrore per la guerra che colgono chi attraversa un campo di battaglia. Questo perché l'artista, forzando gli scritti di Samuele nell'Antico Testamento, ha rappresentato anche Davide, il vincitore, steso a terra. Richiamando così alla memoria il tremendo scenario visto e descritto da Guido Ricciardelli quando salì a Monte Battaglia tre mesi dopo i combattimenti. E certo questi sentimenti non sono estranei alla decisione di inaugurare il monumento con una Giornata Internazionale della Pace che viene fissata per la primavera del 1988.

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