Il Recupero della Rocca
Le speranze alimentate dalla Giornata di Studi sul restauro della torre di Monte Battaglia non si concretizzano però in un alcun intervento di restauro. Così che continuano gli appelli; come quello di un gruppo di naturalisti del quale, nel settembre del 1976, si fa portavoce il neo sindaco di Casola Valsenio, Gianpaolo Sbarzaglia, presso il Soprintendente ai Monumenti

di Ravenna, Luigi Pavan. Il quale, il primo ottobre, gli risponde: Trattandosi di una proprietà privata non è possibile l'intervento diretto della Soprintendenza con finanziamento a totale carico del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Altra strada sarebbe quella dell'acquisizione della Torre da parte del Comune di Casola Valsenio: allora sarebbe possibile l'intervento diretto richiesto, essendo un immobile monumentale di proprietà di un ente pubblico. Inutile sottolineare l'importanza che avrebbe tale acquisizione per lo stesso Comune di Casola Valsenio, per tutte le memorie storiche legate al nome di Monte Battaglia. Il sindaco Sbarzaglia avvia un lungo e non facile lavoro diplomatico che si conclude nell'aprile del 1980 con la donazione al Comune di Casola Valsenio di quasi tre ettari di terreno, che comprendono i resti della rocca di Monte Battaglia, da parte della signora Imelde Poggi di Casola Valsenio, vedova di Ugo Morozzi, dal quale aveva ereditato la proprietà. Acquisita la disponibilità della sommità dell'altura e delle strutture murarie, l'amministrazione Comunale costituisce una Commissione Tecnico Consultiva per il recupero della Rocca di Monte Battaglia. Iniziativa che nelle sue diverse articolazioni trova l'adesione prima di tutti del Comune di Fontanelice e dell'ex sindaco Giulio Pallotta e degli altri comuni delle vallate del Senio e Santerno, delle due Comunità Montane dell'Appennino faentino ed imolese, delle Province di Ravenna e Bologna e della Regione Emilia Romagna

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