Il restauro

Nella primavera del 1985 viene preparato il terreno per l'avvio dei lavori di restauro con una vasta opera di bonifica, condotta dal Genio Militare di Bologna, che, a 40 anni dai combattimenti, recupera ben 15 granate e bombe tedesche e sei granate di artiglieria alleata, tutte inesplose a causa del terreno molle e fangoso. Quindi partono i lavori che fermano ed invertono il degrado e le distruzioni operate dal tempo e dagli uomini lungo cinque secoli.

Il progetto del restauro è affidato agli architetti Rita Rava e Claudio Piersanti di Faenza che lo realizzano in costante rapporto con la Soprintendenza di Ravenna seguendo linee di intervento ricordate dai due progettisti in La Rocca di Monte Battaglia. Storia di un recupero: Due dati erano chiari: il recupero statico della struttura, troppo sconnessa e pericolante da farne temere nuovi e imminenti crolli, e il riaggancio del volume del torrione con tutta la realtà urbanistica circostante. Quello che si era tramandato come oggetto isolato in realtà era costituito da una struttura difensiva ed abitativa di una certa complessità, sorta di vera e propria rocca. Definire il manufatto di Monte Battaglia un rudere chiarisce già l'irreversibilità del suo stato e di certe lacerazioni profonde, che davano al visitatore - anche attento - la sensazione non tanto di oggetto mancante di alcune parti, ma piuttosto di cumulo di rovine che ormai ha perso ogni identificazione di riconoscimento. E' andata così via via prendendo corpo la convinzione di intervenire in alcune zone con maggiore profondità, non tanto per ricostituire ciò che non esisteva più ma per rilegare meglio l'esistente recuperato ad alcune sue funzioni, liberato dagli eccessi del degrado. Lo sperone era la zona maggiormente deteriorata, avendo perso interamente il paramento esterno. Si è scelto di ritirare fuori il muro in mattoni sottostante, pur lasciando alla base e fino ad una certa altezza parte dell'ingrossamento a testimonianza del successivo intervento. L'interno della torre, conservando ancora uno dei solai in muratura intermedi presentava una sensazione ottica di esasperante verticalismo, per la mancanza della scansione dei piani intermedi andati distrutti. E' stato dunque deciso di rifare questi piani, tra l'altro segnati da marcapiani lungo le pareti, utilizzando tavolato e travi di legno secondo la logica costruttiva di allora. In questo modo si veniva a ristabilire un equilibrio di volumi interni e si rendeva percorribile la torre (una sorta di riconsegna della sua funzione). Solo che le scale di collegamento in origine erano con ogni probabilità semplici scale movibili a pioli: si è dovuto scegliere per una ricostruzione non reale, una scala a rampe che permette una salita più regolare pur nella ristrettezza degli spazi. La necessità di riportare alla luce alcuni tratti di murature sepolte, ha causato un abbassamento del livello del terreno pressoché costante: ciò ha favorito l'aspetto generale della torre, riacquisendo maggiore imponenza e chiarezza di lettura. Dopo la campagna di scavi della Soprintendenza Archeologica, per restituire la dimensione urbanistica si è continuato lo sterro delle strutture murarie principali fino ad arrivare a quote sufficienti ad assicurare la leggibilità, mentre per i resti minuti, di maggiore fragilità e minore importanza, si è preferito interrare nuovamente e così conservarli. Per quel che riguarda invece la sistemazione dell'area esterna è stato scelto un tipo di intervento leggero. La zona è stata ripulita da alberi e pietre, uniformata e ammorbidita nei livelli e ricoperta di un tappeto erboso uniforme. Su di essa uniche presenze marcate sono le sagome del rudere della torre e dei muri di cinta dissotterrati. Era necessario anche attrezzare minimamente l'area per dare al visitatore una necessaria accoglienza. Sono stati previsti degli stradelli in cotto per chi non vuole attraversare il tappeto erboso e due zone di sosta poste sui lati scoscesi del monte onde assicurare vedute differenti dell'ambiente naturale circostante. Anch'esse  quindi immaginate - come la torre - sorta di zone di avvistamento, luoghi dove sedersi a riposare ma anche a guardare il panorama. Nel corso dei lavori di restauro, che si concludono nel 1987, vengono ritrovati i resti di un caduto tedesco con parti di equipaggiamento, una scatola da lucido da scarpe, una penna stilografica, alcune monete, una croce di guerra, la piastrina e l'orologio fermo alle 7,55. Forse del mattino o forse della sera di un giorno piovigginoso dell'autunno del 1944, l'ultimo per quel soldato spedito dai suoi comandanti all'attacco di Monte Battaglia. Qualche tempo dopo, nel corso di lavori di sterro nel versante sud ovest del monte, là dove salivano i fanti della 88^Divisione americana, vengono ritrovati i resti anonimi di due caduti, morti rannicchiati entro una buca o una trincea.  Gli scheletri sono completi, ma con pochissimi effetti personali: un pettinino marca Daintee, due paia di suole gommate col marchio Light Tread e un santino plastificato raffigurante S. Antonio della Chiesa di San Leonardo di Boston. Testimonianze comunque sufficienti ad indicare come statunitensi i due caduti.  E come tali saranno poi identificati - e quindi inumati in un cimitero di guerra americano - da una squadra della United States Army Memorial Affairs Activity, sulla base delle schede di una decina di dispersi che al momento non risultavano ancora ritrovati nel settore tra Monte Carnevale, Monte Cappello e Monte Battaglia. 

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