Lo scavo archeologico di Sergio Gelichi e Valerio Brunetti

In occasione dei lavori di restauro, nell'estate del 1983, la Soprintendenza Archeologica di Bologna, con finanziamenti comunali, ha condotto un'indagine archeologica nell'area del castello. FinalitÓ dell'indagine era quella di verificare l'andamento della struttura difensiva di cui rimanevano, dopo la guerra, poche tracce, svuotare l'interno della torre e definire la natura d'eventuali strutture nel piazzale antistante. Parteciparono alla campagna di scavo numerosi studenti dell'UniversitÓ di Bologna Per quanto concerne lo sviluppo dell'impianto difensivo sono state individuate almeno tre fasi principali: 1. Torre con recinto. 2. Primo avancorpo in mattoni a protezione della torre, XV secolo.

3. Secondo avancorpo in mattoni che fascia completamente la torre di poco posteriore. La fase 1 risulta piuttosto complessa per i rifacimenti nell' impianto della torre e del recinto ma non si hanno elementi di cronologia assoluta. I dati di scavo suggeriscono che il recinto sia stato ricostruito verso gli inizi del XV secolo a seguito della distruzione, accertata dalle fonti cronachistiche, del 1390. Nessuna traccia delle fasi anteriori (il castello Ŕ ricordato verso la metÓ del XII secolo e di nuovo nel corso del '300) Ŕ stata rintracciata archeologicamente. Nel piazzale nella seconda metÓ del XV secolo, forse in connessione con la prima ristrutturazione del complesso, venne costruito un edificio con alzato in legno e fondazioni in pietra, a due vani, interpretabile come struttura di servizio. La costruzione di questo edificio, il cui livello d'uso era costituito da un pavimento in lastrine poggiate direttamente sull'arenaria in posto, deve aver provocato la totale dispersione di strutture e manufatti preesistenti. Il sito venne probabilmente abbandonato agli inizi del XVI secolo, quando il castello pass˛ sotto il controllo della Santa Sede. Ad una fase d'abbandono deve, infatti, essere attribuita la presenza di una zecca clandestina ubicata all'interno della torre: nello scavo sono state rinvenute oltre che false monete pesaresi, degli inizi del XVI secolo, crogiolo da fusione, stampi, tondelli non battuti. La rioccupazione dell'altura, eccezion fatta per la saltuaria presenza di banditi pi¨ volte attestati dalle fonti d'epoca moderna, Ŕ testimoniata dalla presenza di un nucleo colonico, giÓ esistente nella prima metÓ del XIX secolo, come risulta da un disegno del Liverani. Di questa casa colonica sono state rintracciate le strutture principali, che sfruttavano l'appoggio delle murature antiche e che hanno denunciato almeno due fasi Dallo scavo provengono numerosi manufatti in ceramica, metallo, vetro e pietra Lo scavo del castello di Monte Battaglia Ŕ il primo che viene condotto con criteri strati grafici nel territorio romagnolo. Esso ha consentito di cogliere, in maniera netta le principali fasi basso medievali del sito e di ricostruire sia la dimensione tipologico architettonica del sistema difensivo, sia gli aspetti del quotidiano delle comunitÓ che lo hanno abitato o frequentato, fino all'eccezionale rinvenimento di una zecca clandestina, unico nel suo genere finora nel panorama nazionale. Intorno al progetto di Monte Battaglia sono state coagulate forze e professionalitÓ impiegate nello scavo e, successivamente, nell'analisi dettagliata delle componenti culturali dell'insediamento

Stampa questa Pagina